LA FILOSOFIA

Il gusto e la moda

Il concetto di gusto è, secondo Gadamer, originariamente un concetto morale, piuttosto che estetico. Sia in ambito morale che estetico, il buon gusto è una forma di conoscenza e concerne delle scelte. Il buon gusto si attua in buone scelte, sia nell’agire che nell’arte, che nel vestire.

Esso è una facoltà dell’anima che, come ogni cosa umana, va educata. Educare il gusto significa renderlo sicuro, e renderlo sicuro significa renderlo libero. Ma libero da cosa? Gadamer connette il gusto al fenomeno della moda. La moda ha una pretesa di normatività, di universalità. La moda può avere la pretesa di imporsi sul gusto, ma il gusto sicuro conserva una specificità libera e superiore alla moda.

È questo ciò che ci interessa: la specificità e la libertà del buon gusto, che non resta un qualcosa di privato, o senza ragione, ma è riconoscibile a livello sociale.

L'idea di bellezza

Platone collega il tema della bellezza al tema dell’amore. La bellezza poiché legata all’amore è una forza che eleva. Ma non è fine a se stessa, è sempre unita alla verità e al bene.

L’Idea del bello ha la sorte di essere accessibile anche nella dimensione sensibile mediante la vista, che per il Greco è il più elevato dei sensi.

Carattere del bello è il fatto di rendersi visibile, è appunto visione di un bene. Il bene in se non è visibile, lo diventa nelle azioni, nel modo di fare e anche nel buon gusto. Sì può così parlare di azioni belle, di un bel modo di fare, e di un gusto bello.

Essenza del bello è la luminosità dell’apparire e, in qualche modo, il bello esteriore disvela un modo di essere interiore.

Parmenide e Platone usano il verbo «aletheia» per indicare «la verità», aletheia è il dis-velato. Quindi, la bellezza vera svela.

Il gusto nel vestire è un linguaggio, è il venire ad espressione di una totalità di senso, di ciò che la persona è, svela, in parte, ciò che la persona è.

Per i filosofi greci, come la bellezza della natura rimanda alla bellezza del Creatore, così, la bellezza esteriore, rimanda ad una bellezza interiore e ne è espressione.

L'idea di donna

Edith Stein, già negli anni Trenta, pensa ad una donna che svolga qualsiasi funzione o professione, a condizione, però, di non perdere la sua femminilità. Forte dell’insegnamento tomista secondo il quale è l’anima a dare la forma al corpo, Edith sostiene che la donna è donna non anzitutto in forza della sua sessualità, ma in forza della sua anima.

Non è, quindi, solo il corpo, ma è nella sua interiorità, Gemüt, nel profondo, che la donna si distingue dall’uomo. Secondo Edith, il carattere maschile svilupperà di più, per sua natura, le facoltà intellettuali, mentre il carattere femminile è più portato per il cuore, dunque alle relazioni sociali e alla carità. La donna ha ricevuto il compito di accogliere la vita, ciò la predispone alla capacità di accoglienza in generale. Inoltre, “il compito di dover accogliere in sé un essere vivente in crescita, proteggerlo e nutrirlo, condiziona una certa interiorità”: la donna è più predisposta anche alla vita interiore.

Le caratteristiche specifiche dell’anima femminile s’esprimono dunque in certe attitudini, in una certa tenerezza e in “un desiderio di dare e ricevere amore”. La vocazione profonda della donna è dunque un amore aperto all’altro, una dedizione che si dirà materna.

Ho trovato molto bello e autentico questo volto della donna descritto da questa filosofa allieva di Husserl e poi carmelitana e patrona d’Europa.

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