La dolcezza

ricordiamoci di donarla a chi ci è accanto!

2019-12-18

La vita odierna nelle città è fatta di molte attività, a volte si ha l’impressione di una continua riconcorsa a fare cose. Il lavoro, gli impegni famigliari, sportivi, sociali… la città si muove sempre con fretta. In aggiunta a tutto ciò, ci sono sempre, ogni giorno, dei problemi da risolvere, dei piccoli o grandi “casini”, dei nodi da sciogliere. Tutto ciò, inevitabilmente, influisce sul nostro carattere, sul nostro umore. È difficile mantenere la calma quando sembra di essere schiacciati dai problemi, dal traffico e, molto spesso, dall’insofferenza verso il prossimo. Sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento quello di amare il prossimo è un comando e se è un comando è perché molto spesso il nostro prossimo non è affatto amabile…

Il ritmo della vita, a partire dalla fine della Seconda Guerra Mondiale è molto cambiato, tutto è più veloce, si vive lontani dalle campagne e dal ritmo più sano della natura, si è malati di attivismo. Non è raro trovare insensibilità e freddezza nel prossimo, nelle corsie d’ospedale, nei servizi pubblici e, a volte, anche in quelli privati. C’è una grande assente nella nostra società occidentale e questa è la dolcezza.

Questa virtù nasce da una fiducia, consapevole o meno, nella realtà e, in ultima istanza, in Dio stesso. Chi ha fiducia che le cose andranno bene, in un modo o nell’altro, è più portato ad essere dolce verso il suo prossimo. Diceva San Francesco di Sales: «Non c’è cosa che edifichi il prossimo quanto la dolcezza e la carità con tutti». Questo santo con la sua benignità riusciva ad ottenere dagli altri più di quanto avrebbe potuto ottenere con la sola autorità. San Vincenzo de’ Paoli insegnava ai suoi questa massima: «L’affabilità, l’amore e l’umiltà conquistano mirabilmente il cuore degli uomini».

Non c’è niente da fare, l’asprezza non conquista nessuno. Un uomo può essere un capo, può essere obbedito, ma senza affabilità non sarà mai amato e otterrà poco dai suoi. L’affabilità ammansisce gli animi agitati, sana i litigi, spegne i fuochi della rabbia e dell’ira. L’affabilità è una luce che rischiara il mondo.

Si avvicina, per credenti e non, il Santo Natale. In questa festa si fa memoria dell’umile nascita di un uomo che ha segnato la storia in modo indelebile. Quest’uomo, così come i suoi genitori, ebbe un temperamento mite e, a sue spese, vinse il male con il bene. Insegnò il perdono, corresse i suoi amici e i suoi nemici con dolcezza. Il suo ritmo era lento, come di chi sa qual è il vero bene dell’uomo.

Vi chiederete che senso ha parlare di tutto questo in un sito di moda? Ha senso perché cultura e bellezza non nascono senza uno spirito di affabilità e di dolcezza, senza una simpatia verso l’altro. Senza questa affabilità, c’è solo uno sfruttamento commerciale del prossimo. Il nostro interesse, invece, non è solo vendere bei prodotti, ma portare qualcosa di bello, un messaggio buono, per cambiare, anche di poco, quella piccola parte di mondo che ci circonda. Magari si accenderà solo qualche luce in più, magari solo un paio, magari solo una, ma è sempre qualcosa in questo mondo così buio.

Buon Natale!

(Maximiliano Cattaneo)

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