La fortezza

Una virtù contro la tristezza

2020-05-17

Giotto, nella Cappella degli Scrovegni, la rappresenta come una donna robusta con uno scudo in una mano e una mazza nell’altra.

In questi ultimi due mesi abbiamo attraversato una dura prova. Chi più, chi meno, tutti abbiamo esercitato la virtù della fortezza. Ma vediamo più nel dettaglio quali sono le caratteristiche di questa virtù. Innanzitutto, cosa sono le virtù? La virtù è un’abitudine morale conforme alla ragione e alla natura dell’uomo. Sono quelle azioni che ci corrispondono in quanto esseri umani dotati di ragione. Non basta una singola azione per dirsi “virtuosi”. Il comportamento dev’essere abituale, dal latino “habitus”, dev’essere come un abito per noi. Vediamo nel dettaglio quali sono le virtù. Sono sette e si distinguono i teologali e cardinali. Le tre virtù teologali sono un dono di Dio elargito a chi lo chiede, e sono: Fede, Speranza e Carità. Fede: “Signore aumenta la nostra fede”, “Credo, ma tu aiuta la mia incredulità”, “Avete così poca fede”… tutte frasi tratte dal Vangelo. La fede è supportata dalla ragione (L’esistenza di Dio è facilmente dimostrabile e con la ragione si possono cogliere molte Sue qualità), ma c’è bisogno che sia alimentata dalla preghiera. La Speranza: è fiducia nella salvezza finale, è fiducia in ciò che non si vede con gli occhi e che è legato ad una promessa di Dio. La carità: Dio è amore, a causa della ferita del peccato originale la nostra natura è debole e facilmente tende al male, bisogna chiedere a Dio che ci insegni ad amare, ad essere come Lui è. Non basta una preghiera, bisogna chiederlo costantemente perché il fine della vita è amare. Le virtù cardinali: prudenza, giustizia, temperanza e, infine, la nostra fortezza. Prudenza: capacità di scelta e di giudizio. Giustizia: dare a ciascuno ciò che gli spetta (e primo atto di giustizia è la virtù di religione, che ci fa dare a Dio il suo, ovvero: ringraziamento, lode, riparazione, propiziazione). Temperanza: saper governare il proprio corpo nell’ambito della gola e della sessualità. E siamo arrivati, così, alla Fortezza. Questa virtù ci consente di sopportare gli imprevisti, consentendoci quindi di essere liberi, perché non schiavi degli eventi. Ci consente di superare le difficoltà con coraggio. Sua ancella è la Pazienza, capacità di sopportare e resistere. Il paziente davanti al male non si lascia trasportare dalla tristezza. Essere paziente significa non lasciarsi togliere la serenità e la lucidità dell’anima dalle ferite. Altra alleata della fortezza è la perseveranza: continuare a fare il bene e a resistere al male, continuare a lottare contro le ingiustizie e per la verità. Continuare a lottare nel lavoro, nella propria casa, con gli amici e nelle battaglie sociali. Essere forti non significa solo accettare la ferita, ma anche sperare nella vittoria, intravederla. Quando possibile, la fortezza richiede di contrattaccare, di usare la famosa “mazza” raffigurata da Giotto. A volte, infatti, non è giusto limitarsi a sopportare, è necessario anche reagire. Cosa molto importante da sapere è che la fortezza presuppone la vulnerabilità, saper accettare le ferite. Una ferita è tutto ciò che accade contro la nostra volontà. Ogni ferita è una piccola morte. Chi non è in grado di accettare le proprie ferite cade facilmente nella disperazione. Cosa da evitare assolutamente! In conclusione, la Fortezza è una virtù fondamentale per la nostra vita perché il male esiste e agisce, è dunque necessario saper resistere e sapersi difendere! Ricorda, alleata del demonio è la tristezza! Il forte, invece, sa che può vincere!

Maximiliano Cattaneo

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