Riflessioni

Tratte da “Jacques Maritain e Georges Rouault Una corrispondenza tra estetica e poetica” di Giovanni Botta

2017-09-01

Tutti abbiamo avuto l’esperienza di visitare una cattedrale medioevale, come Chartre, o una Basilica antica, come quella di San Marco. L’artigiano di quelle opere era l’anonimo artefice di un progetto grandioso di cui non aveva neppure coscienza. Quanta differenza con i personalismi moderni! Il filosofo Jacques Maritain ebbe la prima idea di Dio dall’osservazione della bellezza delle vetrate di Chartre. Ebbe come un’intuizione soprannaturale… si può dire che da lì iniziò una “conversione” filosofica che lo portò ad affermare: “nella filosofia di San Tommaso d’Aquino l’intelletto trova la sua patria”. La filosofia di Tommaso mira ad indagare la struttura intellegibile della realtà. La Scolastica parte dal presupposto che il mondo è stato fatto da Dio di Abramo, il Dio che è Logos, Ragione, quindi si può conoscere. È così che iniziano le università, veri e propri centri di ricerca, è così che inizia il percorso della scienza. La realtà si può conoscere perché fatta secondo ragione, non da una volontà capricciosa.
A differenza dalla concezione soggettivistica dell’artista che inizia con l’epoca modera, per il pensiero classico l’arte ha delle regole. Ed è questa concezione dell’arte che Maritain ripropone anche al suo tempo. Il possesso di integrità – lo stato di una cosa che possiede tutte le sue parti -, proporzione – l’armonia delle singole parti con il tutto -, e splendore, che riluce nella forma, tutte proprietà dell’essere, si rende intelligibile un’opera d’arte. L’arte diventa così un seguito della Creazione, un ulteriore disvelamento. Compito dell’arte, con la sua bellezza, è contribuire a scorgere nelle trame del mondo la salvezza, la redenzione, tracce del divino. Non ispirano forse questo ad esempio i paesaggi di Van Gogh, o i suoi cieli stellati?
Quest’arte crea diletto poiché l’intelletto trova in essa un nutrimento. Il piacere infatti è legato ad una attività buona, perché l’intelletto ama l’ordine, la proporzione e la luce. Il bello è risultato delle tre proprietà ontologiche sopra menzionate, è quindi oggettivo, nel senso di inerente all’oggetto. Il bello è una gioia per l’intelletto. L’arte per Maritain ha il potere di fare del bene, innalza l’uomo, lo porta a livelli più alti.
L’artista è colui che ha un’intuizione, una visione del reale ed è in grado di tradurlo in una tecnica adeguata. Virtù morale è la rettitudine delle azioni da compiersi, virtù dell’arte è la perfezione dell’opera.
Lungo tutto il corso della sua vita, Jacques Maritain e sua moglie Raissa hanno coltivato un’amicizia particolare con Georges Rouault, vedendo in lui l’artista che non si è allontanato dal mistero della realtà, non si è rifugiato in un individualismo titanico. Rouault è il pittore che dipinge non solo ciò che ha davanti a sé ma anche la sua interiorità, una visione poetica trasmutata in immagini intelligibili allo spettatore. Un innamorato dell’esistente, tutto il reale per lui ha una dignità da scoprire, persino il clown, immagine dell’umanità ferita e debole, perfino le prostitute. Nei soggetti di questo pittore, Maritain ha compreso che l’arte è religiosa non perché si occupa di soggetti sacri, ma se guarda all’umano con pietà e commozione. 

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