Utagawa Kuniyoshi

il mondo fluttuante in mostra a Milano

2017-10-20

Tre donne vanno a caccia di lucciole nei pressi di un ruscello in una sera d’estate. C’è tutto un mondo rappresentato da Kuniyoshi fatto di discrezione, uomini intenti nella pesca, giovani donne con in braccio i loro bambini o prese da lavori domestici… un mondo pacificato, laborioso, in cui la semplicità dei paesaggi è arricchita dai temi variopinti dei chimoni, come a dire che è l’uomo a conferire senso ed estro alla natura. Perfino le concubine hanno una certa grazia, mai questo pittore le mostra in modo volgare, come se volesse dire che la donna ha sempre dignità. Sembra difficile trovare qualcosa fuori posto, qualche dramma, in questo mondo ordinato, eppure Kuniyoshi ama anche il mito, i guerrieri, il surreale. Non mancano allora eroi che lottano con carpe incredibilmente grandi, un samurai che infilza una balena cavalcandola tra i flutti, due uomini schiacciati da una rana gigante, altri minacciati da un serpente enorme. Sì, la natura può minacciare l’uomo e la paura ingigantisce, eppure l’uomo ha il suo strumento di difesa, il guerriero, il samurai. Se prima Kuniyoshi ci ha mostrato il rispetto, il lavoro, ora ci mostra il dominio sulle forze ribelli e minacciose, persino quelle soprannaturali. Allora ci sarà il guerriero che lotta contro i fantasmi, contro le nostre paure, dei marinai che sfidano le onde popolate da spiriti, perché l’ignoto fa paura, la morte che incombe minacciosa nella forma di uno scheletro gigante.

Ed eccolo lì l’uomo guerriero, tatuato di onde impetuose, vestito con abiti rigogliosi, addirittura floreali, perché sempre, anche nella lotta, ci dev’essere un’estetica, con l’elmo sormontato da corna di cervi o di tori, perché il guerriero ha assunto in sé la forza di quegli animali. Una principessa, Tamatori, ruba il sacro gioiello nel palazzo del drago e viene inseguita attraverso il mare dal drago stesso e da un esercito di mostri marini armati. Sì, per conquistare ogni tesoro occorre superare delle prove e le minacce dei demoni! La natura è anche amica - Kuniyoshi amava i gatti - e dunque in un periodo di censura, perché non far recitare a pesci, uccelli e altri animali, le parti degli uomini? Perché non far giocare le carpe come fossero attori e le rane come barcaiole, passerotti con chimoni, come uno stormo di donne? Una parodia della vita del suo tempo fatta dagli animali, una favola. Il gioco fa parte della vita!

Kuniyoshi, più che un visionario del mondo fluttuante, pare essere un innamorato dell’incontro tra l’uomo e il mondo e persino il mondo soprannaturale, un uomo vivo e capace di ironia. È davvero curioso ritrovare molto di noi in quella società isolata e in quella cultura così radicata come era il Giappone dell’Ottocento. Una mostra che merita di essere vista!

 

(Max Cattaneo)

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