dentro caravaggio

venti capolavori in mostra a milano

2017-10-24

In un’epoca di realtà virtuale, dove la tecnologia, in continua evoluzione, ci regala nuovi modi di esporre l’arte, i musei diventano intangibili, i capolavori scompaiono dalle sale cedendo il passo a gallerie virtuali e l’arte sembra doversi per forza privare della stessa materia che l’ha resa grandiosa, a Milano, in questi stessi giorni, si celebra la bellezza più pura e stupefacente in una mostra, curata da Rossella Vodret, che ci racconta 20 opere di Caravaggio, che più reali e tangibili non potrebbero essere.

La mostra si apre con un’opera che ad oggi è considerata una dei maggiori capolavori di questo pittore, “Giuditta che taglia la testa a Oloferne”. Giuditta, simbolo di virtù e amore divino, in questa scena è immortalata mentre taglia la testa al re assiro che teneva sotto assedio la città di Betulia e si fa portatrice della giustizia divina. Le figure, in quest’opera, sembrano distaccarsi dalla tela ed emergere dal buio che le circonda. La luce dona sacralità scenica a tutta l’opera. Questa luce che proviene dall’alto invade il corpo candido della giovane, che resta quasi turbata e spaventata dal gesto che sta compiendo. Accanto a lei, la serva, più anziana e sicura, rappresenta la corruzione del mondo.

Michelangelo Merisi, detto Caravaggio, dipinge tutte le sue opere con una teatralità tipicamente barocca, ma a differenza dei suoi colleghi pittori, i suoi soggetti non sono mai ritratti in posa. Caravaggio ritrae il frangente, l’istante diventa il soggetto ed è la luce, così scenografica, che racconta e svela i sentimenti dell’animo. In “Fanciullo morso da un ramarro” del 1597 raffigura un ragazzo morso da una lucertola che sbuca dai fiori e dai frutti in cui era nascosta. Il movimento diventa protagonista, la luce che si scaglia dall’alto illumina il lato destro del ragazzo mostrando la sua espressione, le rughe verticali della fronte ci suggeriscono visivamente la sua reazione psicologica che unisce, allo stesso tempo, l'orrore, la sofferenza e la sorpresa.

I gesti dei protagonisti dei quadri di Caravaggio sono dolci e compassionevoli e la luce enfatizza la delicatezza dei volti, creando un equilibrio classico. Nel quadro “San Francesco in estasi” il Santo è illuminato dalla luce Divina mentre riceve le stigmate, che si intravedono dal costato. In questo contesto buio e tenebroso San Francesco si lascia abbandonare alla volontà del Padre celeste e cade tra le braccia dell’angelo che lo sostiene e lo conforta. O come lo sguardo di Marta, in “Marta e Maria Maddalena” (un’opera del 1598) che dolcemente parla a Maria Maddalena per convincerla alla conversione. La luce, che proviene dalle spalle di Marta, sembra poi uscire dalle sue mani e posarsi con grazia su Maria, che l’ascolta attenta, mentre regge uno specchio, simbolo della vanità e dei peccati che ancora vivono in lei.

La prospettiva è spesso ravvicinata e ci porta dentro la scena. L’atmosfera è calma, gli sguardi e i gesti sono carichi di significato. Sono gesti veri. Come in “Sacra famiglia con San Giovanni Battista” (quadro che proviene dal MoMa di New York) in cui San Giovannino, ancora bambino, vuole avvicinarsi a Gesù, e San Giuseppe lo riprende teneramente, fermando la sua mano. La rigorosa geometria della composizione è utilizzata per creare un'atmosfera di serenità. Il fascino dell'immagine è enfatizzato dalla delicatezza del volto della Madonna, qui rappresentata dalla nota modella del Caravaggio Fillide Melandroni.

Ne “Icoronazione di spine” Gesù è circondato da tre aguzzini che lo tengono legato. Ma la Verità, in contrapposizione con la violenza, vince anche in questo triste momento. Le tenebre accecano i volti, l’ambientazione risulta poco nitida, il contesto passa in secondo piano perché la luce è più importante. Gesù ha lo sguardo rivolto verso l’alto, verso il Padre e l’espressione di pura umanità nel volto di Cristo in questo gesto di supplica che sembra infinito, ci lascia estasiati e commossi. Caravaggio inizia le sue opere dipingendo gli scuri e poi via via aggiungendo mezzitoni e chiari. La luce appare per ultima, ma viene fissata antecedentemente, e blocca la scena.

Caravaggio diviene nel tempo un uomo sempre più difficile da trattare, irrequieto e bellicoso. Si troverà in situazioni scomode e pericolose, ed avrà sempre meno tempo da dedicare alle sue opere. La luce dà sempre più spazio alle tenebre che lo assalgono e il buio inizia a prevalere anche nei suoi quadri che diventano più cupi e oscuri. Ai salotti predilige i bordelli e le modelle che utilizza sono spesso dame di compagnia. Con la sua “banda” condivide gli ideali di “nec metu nec spe”, senza speranza senza paura. Nel 1606, durante i festeggiamenti per il nuovo Papa Paolo V Borghese, uccide un uomo e scappa. Fugge nei colli romani dove dipinge “San Francesco in meditazione” che contempla il teschio, e sembra voler ricordare a se stesso la caducità della vita.

Caravaggio è un uomo che ha saputo innalzarsi al cielo come pittore, e cadere negli inferi come uomo. Questa sua duplice umanità lo ha reso uno dei più affascinanti, tormentati e spettacolari pittori del Seicento.

( Marta Marconi )

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