IL PINOCCHIO (PER ADULTI) DI LATELLA

IN SCENA AL PICCOLO TEATRO STREHLER DI MILANO

2017-11-17

Di solito si pensa che la storia di Pinocchio serva ad insegnare ai bambini a 'fare i bravi', ad ubbidire ai genitori, ad ascoltare i 'grilli parlanti”.. Il Pinocchio di Carlo Collodi è visto da tutti come  l’esempio di pedagogia per eccellenza, ma se ci fermiamo a riflettere meglio capiamo che lo scopo di Collodi era probabilmente diverso.

Geppetto, ad esempio, prima di essere un padre premuroso e amorevole, quando si mette a costruire il “figlio” lo fa con l’intenzione di costruire un burattino in grado di ballare e cantare, col quale potesse girare il mondo e diventare ricco. Una motivazione inconscia di molti genitori, quello di volere dei piccoli talenti, belli e diligenti, da mostrare in giro!

Da un lato li vorremmo come dei “burattini” per controllarli, dall’altro li vorremmo autonomi in grado di cavarsela da soli in ogni situazione. Il “grillo parlante”, poi, nella storia tradizionale non viene ascoltato mai, e quello che Pinocchio impara, lo impara sbagliando. Quindi il messaggio sembra in realtà essere proprio quello di sbagliare e di buttarsi sempre.

Antonio Latella, regista campano di fama internazionale, che reinterpreta i grandi testi classici, anche in questo caso destruttura la fiaba tradizionale che tutti conosciamo, rendendola più concettuale e potente, a volte eccedendo un po’. La scrittura è densa di parole, a tratti diventa disorientante e crea un po’ di inquietudine.

La concettualità si riflette anche nella scenografia, che diventa essenziale, e nei costumi dei protagonisti che sono molto semplici: basta un piccolo accessorio per passare da un personaggio all’altro. Latella, nonostante il suo modo spesso forte, ci mostra una versione della storia piuttosto coerente a quella originale, più di quanto avremmo immaginato.

Il regista si pone davanti a Pinocchio con uno sguardo diverso dal solito, ma molto concreto e che rispecchia di più la realtà. Geppetto, che rappresenta il genitore tradizionale, non è sempre un padre premuroso e dolce, ma è un uomo che ha delle aspettative precise e che riflette i suoi sogni sul figlio, e soffre per la mancata gratitudine.

Nel finale di Latella il regista vuole esprimere il suo pensiero, ovvero che non c’è un vero e proprio lieto fine nella relazione tra padri e figli. 

(Marta e Veronica)

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