Frida Kahlo in mostra al Mudec

una grande retrospettiva della pittrice messicana

2018-02-12

“Alejandro: mi è dispiaciuto moltissimo per quello che ti è successo e ti faccio le mie più sentite condoglianze, proprio dal profondo del cuore. L’unica cosa che posso consigliarti, come amica, è di avere abbastanza forza di volontà per sopportare pene come queste, che Dio nostro Signore ci manda come prove di dolore, poiché veniamo al mondo per soffrire. Ho sentito questa pena nella mia anima e chiedo a Dio di darti la grazia e la forza necessaria per rassegnarti”. Città del Messico, 15 dicembre 1922.

Frida aveva quindici anni quando scrisse questa lettera. Quante ragazze di quindici anni sarebbero in grado di avere questa lucidità sulle questioni della vita e questa profondità di pensiero? Quante potrebbero a tale giovane età avere già una così grande sensibilità verso il dolore?

Le opere di Frida Kahlo, in mostra al Mudec di Milano fino al 3 giugno 2018, sono un viaggio attraverso la sua vita e il suo pensiero, un viaggio segnato fin da giovane dal dolore. Le parole di quella lettera scritta a quindici anni saranno davvero profetiche per lei, la sofferenza sarà la grande compagna della sua vita.

Un evento terribile, il 17 settembre 1925, all'età di 18 anni, cambiò drasticamente la sua vita e la rinchiuse in una profonda solitudine ed ebbe solo l'arte come unica finestra sul mondo. Frida all'uscita di scuola salì su un autobus con Alejandro per tornare a casa e pochi minuti dopo rimase vittima di un incidente causato dal veicolo su cui viaggiava e un tram. L'autobus finì schiacciato contro un muro. Le conseguenze dell'incidente furono gravissime per Frida: la colonna vertebrale le si spezzò in tre punti nella regione lombare; si frantumò il collo del femore le costole; la gamba sinistra riportò 11 fratture; il piede destro rimase slogato e schiacciato; la spalla sinistra restò lussata e l'osso pelvico spezzato. Inoltre, un corrimano dell'autobus le entrò nel fianco e le uscì dalla vagina. Nel corso della sua vita dovette subire ben 32 operazioni chirurgiche.

Dimessa dall'ospedale, fu costretta a passare molti anni a letto, col busto ingessato. In questo tempo di reclusione forzata iniziò a dipingere il soggetto che la incuriosì di più per tutto il corso della sua breve e travagliata vita: se stessa. A differenza di Ignazio di Loyola che, costretto a letto per lungo tempo a causa di una ferita di guerra, passò la sua convalescenza leggendo la vita dei Santi (per diventare poi Sant’Ignazio, il fondatore dei gesuiti), Frida lesse opere sul comunismo e si convertì a questa fede illusoria e diabolica, una fede che non salva e che anzi porta alla disperazione. “Devo lottare con tutte le mie forze affinché il poco di positivo che la mia salute mi permette ancora di fare sia indirizzato ad aiutare la rivoluzione. L’unica ragione reale per vivere”.

Il comunismo, come è noto, ha come fine la creazione di una sorta di paradiso di eguaglianza in questo mondo. Quindi bisogna rivoluzionare, sconvolgere il vecchio mondo con qualcosa di nuovo che darà felicità.

I suoi occhi da giovane erano colmi di speranza e di preghiera: “pregherò molto per voi” scriveva ad un amico nel 1924 e ancora “raccontami che cosa fai, dove vai a spasso e quali amici frequenti lì. Non sono simpatici come quelli di qui, vero? Bene, Chong Leesito, ora ti saluto e voglio che tu mi scriva, altrimenti mi arrabbierò con te. Prega Dio perché gli esami mi vadano bene, tutte le sere di’ un Padrenostro e un’Avemaria”. Questi occhi, come mostrano le numerose foto ritratto scattate da molti importanti fotografi internazionali, sono via via diventati sempre più tristi, senza speranza. Nel 1929 sposerà Diego Rivera, uno degli artisti messicani più famosi a quel tempo, comunista fino al midollo, un uomo che amò immensamente e che la tradirà numerose volte. “Ho subito due gravi incidenti nella mia vita… il primo è stato quando un tram mi ha travolto e il secondo è stato Diego”.

Con Diego ai dolori fisici si aggiungeranno i dolori interiori, quelli per i tradimenti, addirittura con la sorella minore di Frida, quella degli aborti spontanei, le separazioni e così via. Sullo sfondo dei suoi dipinti c’è il suo Messico, con i colori sgargianti, i suoi simboli, la sua vitalità. È il Messico l’unico segno di speranza che rimane a Frida, rappresentato dalla natura rigogliosa che fa da sfondo a molti suoi quadri, gli abiti ricamati e i colori vivaci che indossa e i  fiori tra i suoi capelli.

Alla fine del percorso resta un grande rimpianto per questa vita spezzata in vari punti, come la sua colonna vertebrale. “Mi auguro che l’uscita sia allegra e spero di non tornare mai più”. Quanto sono lontane queste parole dalla fede che aveva da ragazzina! Un’anima pura che cade alla fine della sua vita nell’alcol, nelle droghe e nella disperazione… quanto buio e dolore producono le ideologie!

(Maximiliano Cattaneo)

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