GLI DEI E L'INVIDIA

AMORE E PSICHE

2018-04-16

“C’erano una volta un re e una regina” scrive Apuleio in 'Le Metamorfosi', “che avevano tre figlie molto belle. Le due più grandi, però, seppure avvenenti, rientravano nella normalità, la terza, invece, la più piccola, era così incredibilmente bella da non poter essere descritta con parole umane. Molti cittadini, infatti, e molti stranieri, avendo sentito parlare della sua eccezionale bellezza, accorrevano in gran numero soltanto per vederla, e a vederla restavano attoniti e le lanciavano baci”.

Tutta questa ammirazione giunse all’orecchio della dea della Bellezza, Venere, e guarda un po’, le  diede parecchio fastidio.

“È mai possibile che io, l’antica madre della natura, l’origine stessa degli elementi, sia costretta a dividere gli onori dovuti alla mia maestà con una ragazzotta, e a veder profanato nei cieli il nome mio? Giuro che chiunque sia questa sciagurata, non potrà godersi a lungo le lodi che mi ha usurpato, e farò in modo che s’abbia subito a pentire di tanta illecita bellezza”.

Inizia così la favola di Amore e Psiche. Sì perché la nostra Venere incarica suo figlio, Eros, alias Amore, di scagliare una delle sue frecce e di far innamorare la bella Psiche di un mostro. Peccato però che l’eterno giovane si innamori perdutamente di Psiche e decide di portarla in un bel palazzo tutto d’oro, isolato, e di sposarla. L’unica condizione che pone Amore è che Psiche non possa mai vederlo in volto. Di fatti Amore andrà da lei solo di notte e a luci spente. Se mai le fosse venuta la curiosità di vederlo in volto, Amore l’ammonì che non l’avrebbe mai più rivisto: “Sappi, o Psiche, che non è possibile guardare in faccia l’amore: se appena lo vedi, anche solo per un attimo, lui sparisce per sempre!”

Lontana dall’invidia di Venere, in una casa dove è servita e riverita, Psiche potrebbe dirsi felice e contenta, purtroppo però decide di rendere parte le sue sorelle delle sue gioie. Queste, vedendo il popò di casa in cui abita la sorellina, sentendo parlare del bel marito misterioso, sentono un’invidia irrefrenabile e decidono di fargliela pagare. “Di sicuro sei sposata con un mostro, per questo non si fa vedere in volto” e le suggeriscono “questa notte porta a letto con te una candela e una spada. Sta pronta ad accendere la candela e subito dopo a staccargli la testa”. La piccola ingenuamente segue il loro consiglio, ma non appena accende la lampada vede un bellissimo giovane con la pelle di alabastro e riccioli dorati. Sorpreso, Amore fugge via volando! Eppure quando lei chiese di poter condurre a palazzo le sue sorelle lui l’aveva avvertita: “Ricordati, o Psiche, che la felicità non è divisibile: l’unico modo di conservarla è quello di non farla conoscere a nessuno!”. La favola va avanti, Psiche dovrà subire molte prove ma alla fine riceverà il dono dell’immortalità e lei e Amore saranno per sempre marito e moglie.

“La felicità non è divisibile”! San Paolo invitava a condividere la gioia con chi è nella gioia e il pianto con chi è nella sofferenza, ma quanto è difficile trovare persone che sappiano applicare questo buon insegnamento! Anche la filosofia morale insegna che il bene (lecito) dell’altro è il bene tuo…

L’invidia è un vizio capitale e può essere causa di grandi mali. Il punto qual è? L’invidia è il non essere felici di un bene che l’altro possiede: “se non posso averlo io, meglio che non ce l’abbia neppure lui/lei”. I miti e la storia sono pieni di episodi funesti accaduti a causa dell’invidia, ma il primo invidioso è il diavolo. Infatti, la Sacra Scrittura dice che la morte è entrata nel mondo per “invidia del diavolo”. Lui ci odia, odia l’uomo, la sua elezione e la sua bellezza e vuole rovinarci. L’invidia dunque ha un’origine diabolica ed è un sentimento da non coltivare. Dall’altra parte è bene evitare ostentazioni e in questo tempo molto “social” magari non far vedere proprio tutto tutto della propria vita…

(Maximiliano Cattaneo)

ph: Amore e Psiche – François-Édouard Picot – 1817 – Paris

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