FASCINO “DISCRETO” DELLA MONARCHIA

MATRIMONIO DI HARRY E MEGHAN

2018-05-22

Un business mediatico di milioni, forse miliardi, di dollari, foto su tutti i quotidiani e su migliaia di riviste internazionali, milioni di persone attaccate alla televisione, al web o a instagram per seguire in diretta il “royal wedding”. Perché? Perché se si fosse sposato il figlio del Presidente degli Stati Uniti o Luigino di Maio non sarebbe importato quasi a nessuno e invece il matrimonio di Harry è un caso di Stato?

Perché la monarchia, per quanto la si sia voluta cacciare da molti paesi in Europa, resta un ente affascinate.

La monarchia è la più antica forma di governo. Il popolo di Israele chiese al Signore un re “come hanno tutti gli altri popoli”. E il Signore diede loro Saul e poi Davide. La monarchia dà una continuità storica, è il simbolo vivente della tradizione e della storia di un paese. Guardando alla famiglia monarchica si ha una traccia di un percorso secolare, delle proprie radici, della propria identità. La monarchia ha come modello la famiglia e come obiettivo la stabilità. L’immagine della famiglia reale deve essere quella roccia su cui tutti si possono appoggiare. Come non pensare alla forza che a novantadue anni emana la regina Elisabetta?

La monarchia è fatta ancora di protocolli, di forma, di una ritualità che affascina. Un rito antico… affascina! È qualcosa di sacro perché affonda le radici nei secoli. Il rito poi richiama all’ordine, alla compostezza. Se nella nostra epoca iperliberale siamo ancora attratti dalla monarchia significa che è l’Istituzione più naturale. Un Presidente, un primo ministro, che fascino ha? Poco o niente. Vengono e vanno come i venti. La monarchia resta.

Fin dall’antichità il re era ritenuto un semidio o un vero e proprio dio. Per il popolo ebraico e per i cristiani, il re invece non è un dio ma riceve, questo sì, un mandato da Dio per governare. La Bibbia dice chiaramente che ai re e ai governanti verrà chiesto conto di quanto hanno fatto. Nel medioevo si credeva che il re avesse poteri taumaturgici, di certo c’è una lunga scia di re santi che hanno lasciato esempi di governo e opere splendide. San Luigi re di Francia, San Ferdinando re di Spagna, Santo Stefano re d’Ungheria, Sant’Edmundo re d’Inghilterra, Santa Brigida regina di Svezia e Santa Caterina sua figlia, Sant’Elisabetta principessa d’Ungheria, che ha lasciato tutto per servire i poveri come terziaria francescana, Santa Margherita di Scozia, regina e madre. È bellissimo leggere le vite e gli scritti lasciati da questi re santi. Usavano il potere come un servizio non come un diritto.

La monarchia inglese, anche se protestante, ha tuttora un forte legame con la religione. La regina o il re d’Inghilterra sono anche i capi supremi della Chiesa nazionale.

Un principe è educato fin da bambino al ruolo che dovrà ricoprire, così è per la moglie del principe. Chiaramente non è tutto rose e fiori e non sono tutti santi, eppure in generale la monarchia, se circondata da un’aurea di prestigio ancora meglio, lascia una traccia positiva in un Paese, rafforza la sua identità, cosa che il politico di turno al governo non potrà mai fare.

Il politico ha un ottica di breve termine, cinque, dieci anni. Il politico probabilmente viene dal nulla, da una formazione non adeguata, per arrivare dov’è deve ingraziarsi dei potenti e poi restituire i “favori”. Il monarca invece può solo ringraziare Dio per ciò che ha, la sua visione è di lungo periodo e il prestigio della Nazione va a suo onore. Il politico è spesso uno sciacallo, il monarca ha invece interesse alla prosperità del suo Paese. Certo oggi queste monarchie depotenziate contano poco o nulla. Un tempo invece grazie ai re e ai nobili le nostre città sono cresciute in splendore, nella bellezza dell’arte e della musica. Una monarchia temperata da una camera eletta resterebbe la forma ideale di governo. Pensiamo alle bellezze d’Italia… le dobbiamo forse al tempo della “democrazia”, che democrazia non è?

(Maximiliano Cattaneo)

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