'Romanticismo'

in mostra a Le Gallerie d’Italia e al Museo Poldi Pezzoli

2018-12-12

Il pittore entra nel suo studio, nell’aria gli odori di acquaragia, dell’olio dei colori, sul cavalletto un quadro appena iniziato. Apre gli scuri della finestra e osserva la vita scorrere, tutti hanno un gran daffare negli appartamenti di fronte, per le strade, lui riflette e si commuove…

David Friedrich, Giovanni Battista de Gubernatis, Massimo D’Azeglio, Carlo Canella sono alcuni dei pittori romantici che hanno rappresentato in opere mirabili i loro studi con un primo piano sulla finestra aperta sul mondo. Siamo nella prima metà dell’Ottocento, il pittore romantico sembra essere pervaso da una malinconia e da un’ansia di infinito. Non solo la finestra che, nella sua apertura, indica un oltre, il pittore romantico ama i paesaggi della natura, vallate sconfinate, boschi, montagne. Bagetti e Reviglio sono folgorati dal Moncenisio, Massimo D’Azeglio dall’altura della Sacra di San Michele, Canella dalla campagna romana, Basiletti dalla Franciacorta. Il paesaggio romantico è caratterizzato dall’assenza di conflitti, non c’è guerra, non c’è dramma, solo una grande quiete, una pace interiore o la ricerca di una pace interiore.  

È da lasciare senza fiato il Notturno a Capri di Salvatore Fergola: in un mare piatto rischiarato dalla luna piena una barca a vela di pescatori sta partendo o arrivando al suo ormeggio, in lontananza si intravvedono i due faraglioni. C’è quiete, strano essendo alla vigilia dei moti rivoluzionari del ’48!

Il pittore romantico ama la notte, non solo il Fregola, ma anche Joseph Rebell, Piero Bagetti, Ippolito Caffi col suo bellissimo Notturno veneziano. Il pittore romantico è in fin dei conti un filosofo o un poeta o entrambe le cose, poiché egli cerca la profonda bellezza della realtà e ne resta commosso. Sempre di Ippolito Caffi sono la Veduta di Napoli e Interno del Colosseo, anche qui un senso amplio dello spazio che significa anche la grandezza del paesaggio rappresentato. L’autore è innamorato di ciò che vede, della sua bella Italia. Come lo è Angelo Inganni per Milano che rappresenta più volte, specialmente nei dintorni di piazza del Duomo, ritraendo la quotidianità con la sua varietà di personaggi, dal ricco borghese al venditore ambulante. Di questi personaggi di Milano ce ne dà un primo piano Giuseppe Molteni, ritraendo i bambini che facevano a sette anni gli spazzacamino o che vendevano latte. Sono bambini senza sorriso, anzi, con i volti tristi perché a loro è stata tolta la gioia dell’infanzia e il pittore lo sa bene e li ricompensa facendo delle loro umili figure dei capolavori assoluti per i dettagli, le pose, il colore, la luce. Il pittore romantico non ha bisogno di un tema religioso o di un ricco committente per fare un’opera sublime perché lì in quei bambini, in quel paesaggio, in quella scena popolare, lui intravvede Dio.

La mostra in scena alle Gallerie d’Italia a Milano fino al 17 marzo 2019 è davvero un viaggio che vale la pena fare, un viaggio interiore e un viaggio nella storia del nostro Paese.

(Maximiliano Cattaneo)

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