EBENEZER SCROOGE

La conversione dell'avaro

2019-01-11

“Dickens aveva devoluto il suo genio alla descrizione della felicità. In letteratura, nessun altro scrittore della sua grandezza fece di questo obiettivo umano fondamentale il proprio soggetto”. Così scriveva Gilbert Keith Chesterton, un innamorato del Natale della letteratura e di Dickens.

Dickens era attento alla realtà, lui che aveva avuto un’infanzia drammatica, aveva assaporato sulla sua pelle la povertà e lo sfruttamento del lavoro minorile (suo padre e sua madre erano stati incarcerati per debiti e lui, a undici anni, si era ritrovato povero e a dover lavorare con altri orfani), fece di questa sua attenzione dei capolavori assoluti. C’erano molti avari al tempo di Dickens eppure chi ha mai descritto un avaro meglio di lui? Ebenezer Scrooge è l’archetipo dell’avaro, dell’avaro che possiamo incontrare anche oggi, che possiede palazzi, immobili eppure non ti offrirebbe neppure un caffè.

Com’è l’avaro? Non è necessariamente uno che possiede molti beni ma soffermiamoci un istante sulla categoria di avari alla Scrooge. Sono ricchi, hanno letteralmente palazzi o numerosi immobili, eppure girano da poveracci, con vestiti da quattro soldi, fanno fatica a spendere per sé e per gli altri. Sono milionari ma risparmiano su ogni minima stupidata. Spremono i loro affittuari fino all’osso, incuranti delle contingenze economiche, tengono gli stipendi dei loro dipendenti al minimo, non investono in imprese rischiose, in start up, no no figuriamoci! Loro investono in immobili perché sono sicuri. Business angels? “Stupidaggini!” risponderebbero, proprio come Ebenezer Scrooge. Loro certo non si preoccupano del Natale o di fare festa per un qualsiasi motivo, tutto è spento nella loro vita, tutto è vecchio. Loro unica preoccupazione è non perdere il denaro. Infatti, l’avarizia è idolatria! Il denaro è il loro dio, un dio che paradossalmente li tiene schiavi e poveri, poveri nel vestire, poveri nella loro casa, poveri soprattutto d’affetti. Ebenezer non aveva amici, non si curava del suo unico nipote, spendeva il minimo possibile persino per sé. Era milionario e viveva come un pezzente. Così è l’avaro, chi più, chi meno.

Ma Ebenezer davanti ad una morte da solitario, rimpianto da nessuno, cambia, riesce a dare una svolta nella sua vita. Il Natale è quel momento “magico” in cui il velo tra il nostro mondo e quell’Altro si assottiglia. La generosità di Nostro Signore che da ricco quale era si è spogliato per farsi un povero bambino arricchendo la nostra povertà, insegni a tutti noi, avari ciascuno nel suo piccolo, ad allargare fino magari a spalancare il nostro cuore! Essere generosi, che non vuol dire essere imprudenti, dà gioia a sé e agli altri, arricchisce la vita!

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