LA SIGNORINA ELSE

LA NOVELLA DI ATHUR SCHNITZLER

2019-01-16

­­­Else è una diciannovenne molto attraente che appartiene all’alta borghesia viennese degli inizi degli anni Venti. Il padre, famoso avvocato, ha il vizio del gioco e rischia spesso l'arresto per debiti. Durante una vacanza in montagna a San Martino Castrozza riceve un'accorata lettera della madre, che le comunica che il padre rischia l'arresto per sottrazione indebita di denaro pupillare e che Else dovrà chiedere i 30.000 fiorini necessari (che poi diventano 50.000) ad un ricco amico di famiglia che si trova per caso nello stesso albergo, facendo subdolamente appello all'amore che Else deve ai suoi genitori e paventando la possibilità del suicidio del padre qualora venisse arrestato.

Il laido signor von Dorsday, amico del padre di Else e molto attratto dall’avvenente figlia, accetta di salvare suo padre e di spedire il denaro a condizione che Else gli si mostri totalmente nuda per quindici minuti. La proposta manda in forte crisi questa ragazza. In un primo momento Else si presenta come una giovane spavalda, disinibita, pronta ad avventure amorose. Erano solo fantasticherie di una adolescente. La sua interiorità viene sconvolta dalla proposta di quest’uomo molto più vecchio di lei, un uomo d’affari abituato a non dare niente senza avere qualcosa in cambio. 

Attraverso il monologo interiore della ragazza, messa di fronte alla necessità di prostituirsi per salvare suo padre dal suicidio e la sua famiglia dallo scandalo e la bancarotta, Schnitzler critica impietosamente la società viennese dell'epoca; innanzitutto la famiglia, che con la ragazza si rapporta in fondo in modo opportunistico e meschino; la condizione femminile (in questo senso la figura di Else è emblematica: è una ragazza di buona famiglia a cui non è stato insegnato nulla, non è capace di fare nulla, e quindi si trova nella posizione di dover essere dipendente da un uomo e doversi sposare per convenienza, non avendo nessun mezzo per sostentarsi da sé); la frivolezza e la superficialità della borghesia viennese che, nel momento in cui Else non riuscendo più a sopportare la pressione si presenta nuda nella hall dell'albergo dopodiché delira e sviene, non si preoccupa minimamente della sua salute e delle sue motivazioni ma soltanto dello 'scandalo' che potrebbe addirittura essere pubblicato sul giornale - la stessa società incapace di autocritica che radiò Schnitzler dall'esercito, 'turbata' dai suoi racconti invece di ammettere e affrontare i problemi della società del tempo. Curiosa, intelligente, ironica, onesta e pungente nei suoi giudizi, vanitosa ed esibizionista, ma anche incredibilmente sola, Else deciderà di darsi la morte ingerendo del veleno pur di non doversi più rapportare con la falsità e la cattiveria delle persone che ha attorno.

Quest’opera, in scena al Piccolo fino al 20 gennaio, è interessante sotto più aspetti. Dal punto di vista drammaturgico per l’uso del monologo interiore, per questo svelarsi della coscienza della protagonista che solo il pubblico può conoscere. Per la messa scena di Federico Tiezzi e la recitazione di grande spessore di Lucrezia Guidone e Martino D’Amico. Per la capacità di rappresentare un profondo vuoto della società di quel tempo, dove tutto è commercio e tutto è apparenza. È interessante infine perché a distanza di cento anni, oggi, alcune ragazzine italiane della piccola media borghesia sono invece disposte a prostituirsi per un cellulare nuovo o per una borsa di marca. Si mettono in mostra svestite o parzialmente vestite su Instagram in modo completamente gratuito. Else sembrava spavalda eppure aveva un forte senso del pudore. Una Else di oggi rifiuterebbe quella proposta? Non chiederebbe piuttosto, oltre ai soldi per la famiglia, qualche migliaio di euro in più per lei, per comprarsi un bel vestito magari?

Maximiliano Cattaneo 

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