Il 'Don Giovanni'

in scena al Piccolo Teatro Strehler di Milano

2019-02-02

Don Giovanni è un mito senza tempo, figura leggendaria del seduttore che fa della conquista lo scopo della vita e dell’inganno verso le donne sedotte e poi abbandonate, quindi inevitabilmente disonorate, un vero e proprio vanto. Egli è l’estremo, il climax, l’apice a cui può arrivare il libertino, compie azioni inique senza alcun timore di Dio né degli uomini. Don Giovanni seduce con maestria e dopo aver ricevuto l’agognato “premio” si stanca e fugge in cerca di altre avventure amorose. Dice che il suo amore è troppo grande per fermarsi ad una sola donna, egli vuole amare tutte le donne, ma in realtà il suo è solo capriccio. Non si ferma davanti a nulla, neppure all’omicidio, pur di conquistare una donna. Incontrando una coppia fresca di matrimonio e felice sul treno sente nascergli nel cuore un’invidia tale da meditare l’assassinio del giovane marito di quella splendida fanciulla. Invano Sganarello, suo servo, tenta di dissuaderlo, di farlo riflettere sull’iniquità delle sue azioni. Egli è una sorte di voce della coscienza con cui a volte don Giovanni si ferma a discutere, ma solo per schernirlo. Molière scrive questa commedia nel 1665, cento anni prima della Rivoluzione Francese. L’opera è impregnata di senso religioso, di intervento del soprannaturale - il mitico fantasma del Commendatore presente anche nel Don Giovanni di Mozart - eppure don Giovanni è il primo uomo dell’epoca moderna, il prodromo della Rivoluzione, l’inizio di un mondo pronto a portare la sua sfida a Dio e alla morale. Sembra di essere all’inizio di un mondo trionfante, che con l’astuzia riesce a sfuggire ad ogni accusa, ad ogni colpa. Eppure, anche don Giovanni è mortale e tra le braccia della morte riuscirà solo a sussurrare: “mamma, mamma…”. Lui che non aveva timore di nulla, almeno ha sentito il bisogno di chiamare un’ultima volta la madre dimenticata da molto per la ricerca dei piaceri di questo mondo. Anche don Giovanni è mortale…

Alla fine, cosa resta di don Giovanni? Tutte le sue conquiste, le feste, il lusso… tutto questo lascia una scia di vuoto e di disperazione, come in donna Elvira, rovinata ormai dall’incontro con questo diavolo.

Andrebbe visto e rivisto il “Don Giovanni” a teatro o all’Opera, per ricordarci quella massima eterna: “A che giova all’uomo conquistare il mondo intero se poi perde l’anima sua?”

Il Don Giovanni di Molière è in scena al Piccolo fino al 10 febbraio.

(Maximiliano Cattaneo)

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