Sfilate A/W 2019-20

La moda nelle passerelle

2019-02-26

“Il buon gusto è l’unica regola che oggi valga, e buon gusto per me è sapersi fermare a un certo punto, riuscire a rinunciare”. Così si è espresso Giorgio Armani in una recente intervista che ci trova pienamente d’accordo. È con questa idea di fondo che vogliamo analizzare alcune delle sfilate per il prossimo Autunno Inverno.

Luke e Lucie Meier proseguono con finezza il lavoro da Jil Sander. I volumi leggermente over non nascondono la femminilità ma la esaltano. Le geometrie sono semplici e sobrie ma di gran gusto in un moto fluido e delicato che quasi accarezza il corpo. La loro è una vestibilità adatta a tutte le donne, non occorre un fisico da modella, ed è questa l’intuizione giusta dei due stiliti per un marchio da sempre adatto ad una donna matura e raffinata.

Ci sono piaciute alcune proposte di Prada che in alcuni tagli ricorda proprio Jil Sander di qualche anno fa, ma a parte questo sono le gonne e i tubini con questi bellissimi fiori un po’ stampati e un po’ applicati come installazioni tridimensionali ad averci affascinato. È una dimensione poetica che esalta la donna. Meno interessanti i look futuristi e le proposte pop dark. Sobria e femminile è anche la donna di Alessandro dell’Acqua per N°21.

Con tutto il rispetto per il lavoro di Alessandro Michele e dei suoi collaboratori, con tutto il rispetto per un marchio che fattura cifre dell’ordine dei 2 mld di euro l’anno, facciamo fatica a trovare qualcosa di bello nella sfilata di Gucci. Genderless, trasandato, un po’ anni Settanta e un po’ di tutto. L’abito, a nostro parere, deve abbellire, dare sicurezza, avvolgere, far risaltare la persona. Questi outfit sembrano rendere dei mostri. Di sicuro venderanno tante sneaker, una tendenza che non sembra tramontare in generale, e borse. Bene, ma la moda è un’altra cosa e bisognerebbe imparare un po’ dalla scuola dello scomparso Lagerfeld o dalle parole di Giorgio Armani per lasciare una bella impronta senza tempo e di serietà. Lagerfeld ha lasciato anche l’esempio di un uomo sobrio, riservato e gran lavoratore, mai sopra le righe.

Una lezione di moda, di stile, di saper fare, di ricchezze di idee e di tessuti a nostro parere l’hanno data Dolce & Gabbana e il loro team. Si inizia con look alla Marlene Dietrich, smoking e tagli maschili anni Quaranta, e pantaloni che ricordano Katherine Hepburn per poi passare all’iperfemminilità di vestaglie in seta dai colori pastello bordate di pelliccia, look da Cenerentola, velluti, animalier. Stampe di fiori molto femminili, la donna come un dipinto. Tailleur in tartan, giacche alla Dior e alla Comme des Garçons. Molte gonne, di tutti i tipi, sia a ruota che a tubino. Pantaloni ampi e di nuovo cappotti maschili. Mantelli da favola, broccati, e abiti da sposa per un matrimonio da sogno. Dopo la brutta figura cinese, i due stilisti si sono rialzati e hanno fatto vedere di cosa sono capaci. Quello cinese è stato un brutto errore, ma chi non sbaglia? La vera grandezza sta nel sapersi rialzare con tenacia, fiducia e speranza. Bravi!

(Maximiliano Cattaneo)

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