MARGHERITA SARFATTI

Milano e l'arte

2019-03-27

Gian Emilio Malerba, L’attesa, 1916

Nei primi anni Venti a Milano si inizia a delineare un moderno “sistema d’arte” che vede coinvolti critici, galleristi, artisti e mercanti. Margherita Sarfatti ha svolto un ruolo da protagonista per la crescita di alcuni tra i più grandi artisti del Novecento italiano.

Milano, allora come oggi, la città più dinamica e vivace dal punto di vista culturale e delle idee, diventa inevitabilmente attraente per artisti quali Emilio Longoni, Carlo Carrà, Umberto Boccioni, Luigi Russolo. Margherita Sarfatti, proveniente da un’importante famiglia di Venezia, vi si trasferisce lavorando subito assiduamente alla creazione di un Museo Sociale, di un Teatro del Popolo e altre iniziative. La sua idea è che l’arte non deve restare un fenomeno per “pochi eletti”, ma deve aprire le porte al popolo: tutti devono poter fruire della Bellezza.

Margherita è una fervente militante socialista eppure non maschera la sua ricchezza, sceglie i vestiti migliori, indossa gioielli importanti. Ogni mercoledì apre le porte della sua residenza di Corso Venezia 93 a letterati, poeti, musicisti, politici e personalità del mondo economico e sociale: Ada Negri, Gabriele D’Annunzio, Luigi Pirandello, i Majno. Tra i presenti non mancano gli artisti che Margherita sostiene: i futuristi Umberto Boccioni e Luigi Russolo, gli scultori prediletti Medardo Rosso e Adolfo Wildt, i pittori e amici Achille Funi e Arturo Tosi, e poi Sironi, Bucci, Dudreville, Salietti. Il suo salotto diventa un punto di riferimento, un luogo dove si scambiano idee e si tessono nuove relazioni e collaborazioni. Margherita è una donna capace di fare la differenza.

Nel 1925 viene edito a Bologna il volume Segni colori e luci. Note d’arte, nel quale Margherita esprime il suo pensiero: la qualità estetica si concretizza in un fare disciplinato, dove “costruttivo e razionale prevalgano su sensibilità e apparenza”. Margherita richiama ad una sincerità capace di rinunciare a facili orpelli, privilegiando sobrietà e limitazione: in sostanza, un’idea di sintesi salda e ben strutturata delle forme. Il punto di riferimento per i pittori del Novecento per lei dev’essere Mario Sironi. È lei, Margherita, a sostenere e ad incentivare gli artisti del movimento detto del “Novecento”. Il motivo di questo nome, proposto da Anselmo Bucci, è così espresso dalla stessa Sarfatti: “Quattrocento e Cinquecento, designano periodi dell’egemonia italiana nel mondo del pensiero. Il nostro secolo sento che vedrà ancora il primato della pittura italiana. Sento che ancora si dirà nel mondo e nel tempo: Novecento italiano”.

Tra i suoi amici, prima della deriva totalitaria, c’era anche Benito Mussolini, il quale come è noto ha militato a lungo nel socialismo. Margherita ammansiva il “leone” e riuscì persino a fargli tenere un discorso sull’arte alla prima mostra ufficiale del gruppo del Novecento, nel 1923, presso la Galleria Pesaro. Alla Biennale del 1924, il movimento acquista fama internazionale.

Tra tutti, agli occhi di Margherita, Mario Sironi rappresenta l’artista che ha meglio compreso la lezione degli antichi sulla misura, la compostezza, la sobrietà squadrata e semplice, riuscendo al contempo a glorificare gli aspetti più squallidi e disordinati della vita odierna.

Quanto più il regime si totalizzerà tanto più Margherita si allontanerà dal suo vecchio amico fino a lasciare del tutto l’Italia.

Margherita è per noi l’esempio di una donna forte, coraggiosa, impegnata, viva, di sinistra eppure non radical chic, non intimorita di investire nella bellezza dei vestiti, dell’arte. Una donna che non aveva timore di aprire la sua casa e la sua vita all’incontro. Ha vissuto da protagonista, facendo così la differenza per molti.

L’eredità pittorica del Novecento è merito certamente anche di Margherita Sarfatti.  

(Maximiliano Cattaneo)

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