La Felicità

cosa è?

2019-04-02

Che cos’è la felicità?

Per i greci l’eudaimonia, la felicità, era connaturale per l’uomo ed il fine della vita era raggiungerla. Sia per Socrate che per Aristotele, felicità e virtù erano strettamente connesse. Platone sosteneva che: “i felici sono felici per il possesso della giustizia e della temperanza e gli infelici sono infelici per il possesso della cattiveria”. Nel Convito, dice che sono detti felici coloro che posseggono bontà e bellezza. Possedere bontà e bellezza per Platone significava essere virtuosi, essere capaci di adempiere al proprio compito. Per Aristotele le persone felici devono possedere sia i beni del corpo che quelli dell’anima, ma è nella beatitudine della contemplazione delle cose divine che la felicità più perfetta. Riprendendo questa corrente, Plotino sostiene che la felicità del saggio non può essere turbata da malattie, né da circostanze sfavorevoli, né dalla cattiveria umana, perché il saggio è rivolto ai beni più alti, al divino.

In questo tempo di Quaresima, si ritorna spesso sulla parabola del “figliol prodigo”. Come è noto, il figlio minore chiedere al padre la sua parte di beni e parte “per un paese lontano” dove in breve tempo sperpera tutto. Ma cosa cerca quel giovane in quel viaggio? Cosa cerca nei beni, nelle prostitute, nei gozzovigli? Cerca di comprare la felicità, cerca la felicità!

Nel V secolo dopo Cristo, c’era un uomo di cultura che fece una grande carriera politica fino ad ascendere al ruolo di Magister officiorum, praticamente il Primo Ministro dell’imperatore Teodorico. Accusato falsamente di favoreggiamenti per l’impero d’oriente venne incarcerato a Pavia e poi decapitato. Stiamo parlando di Severino Boezio.

Bene, dal carcere, piegato dalle sventure e dalla tristezza, Boezio così medita: avevo tutto, onori, una moglie, figli… e ho perso tutto, sono infelice! Ma poi riceve la visita della Filosofia che lo rimprovera e lo fa riflettere sulla vera natura della felicità. Ne nasce uno dei più grandi classici della filosofia occidentale e un pilastro della nostra cultura, La consolazione della filosofia.

La Filosofia lo fa riflettere su come sia effimera una felicità basata su ricchezze e onori. Le ricchezze si possono perdere e non bastano mai, gli onori dipendono da altri i quali possono cambiare idea, il piacere dura pochi istanti e poi svanisce. La felicità deve consistere su un bene che non si possa perdere e questo è il Sommo Bene, Dio stesso. “La felicità è la divinità stessa, gli uomini diventano felici quando raggiungono la divinità. Ogni persona felice è dunque un dio, perché partecipa della divinità.

Riflettiamo sulla verità di queste parole di questa Consolatrice, della Filosofia. Quante persone sappiamo essere ricche, famose, eppure infelici. Quanti sembrano non mancare di alcun bene di questo mondo eppure sono tristi o depressi.

La felicità non può consistere esclusivamente nei beni esteriori, neppure solo in quelli del corpo quali bellezza e salute. È felice solo colui che ritorna al Padre, a quel padre del figliol prodigo che lo attende a braccia aperte, a quel Padre che è il Sommo Bene, Onnipotente, Eterno, che il Bello e il Bene in sé e da cui ha origine ogni bellezza, bene e verità. “Ritorna Israele” esortavano più volte i profeti dell’Antico Testamento.

(Maximiliano Cattaneo)

˙