Jacques Tati

La poesia degli uomini imperfetti

2019-07-11

Una volta un amico pizzaiolo mi disse: «Amo la pizza, tutte le pizze». «Anche quella di pizza hut?» domandai io, «Anche quella» rispose.

Io invece amo il cinema, amo i film, tutti i film, siano essi commerciali o d’essai, di tutti i generi, purché ben fatti. Ma, ecco, c’è un autore che più di altri è in grado di commuovermi nel profondo, un autore che, a mio parere, è unico nella storia del cinema, quest’autore è Jacques Tati. Qualcuno dirà: «Mai sentito!», in effetti non è un regista blasonato, i suoi film non vengono trasmessi in qualche replica a tarda sera su I Bellissimi di Rete4 o su Rai3 o qualche altro canale di nicchia. Purtroppo, ormai, è un autore noto solo a chi ha studiato storia del cinema e a pochi altri.

Tati è autore, regista e attore dei suoi film: Le vacanze di Monsieur Hulot, Mon Oncle, Playtime. I dialoghi sono quasi assenti, tutto è raccontato attraverso le vicende del medesimo personaggio, Monsieur Hulot, un uomo un po’ goffo, che sembra sempre essere inadatto rispetto al luogo in cui si trova.

Tati è nato nel 1907, vive due guerre, ma soprattutto i suoi occhi di artista vedono il cambiamento radicale ed epocale da un mondo semplice e rurale come era quello prima della II Guerra Mondiale, alla modernità: la tecnologia entra nella vita delle famiglie e nel lavoro. Cambia il modo di abitare, cambia il modo di lavorare, tutto si velocizza, si sclerotizza quasi e Tati porta lo spettatore a vedere questa trasformazione, tema centrale di Mon Oncle e di Playtime, con occhi di stupore e di difficile adattamento del signor Hulot.

In Mon Oncle, Hulot è lo zio del figlio di un ricco industriale che rende la sua casa un esempio di architettura e tecnologia. Mentre sua sorella è occupata dalle pulizie con elettrodomestici di ultima generazione e il marito dagli affari, Hulot, il sempliciotto, è l’unico che passa del tempo col bambino, facendolo divertire un sacco.

In Playtime, Hulot ci porta nella Parigi moderna, in quartieri fatti di palazzi di vetro, dove le automobili sono tutte uguali, gli uffici sono open space in cui ciascuno è chiuso nel suo piccolo spazio e comunicare con le persone è sempre più difficile.

Nelle vacanze di Monsieur Hulot, viviamo in modo leggero e esilarante le vacanze della gente comune, fatte di semplici divertimenti e situazioni sublimate grazie alla goffaggine di Hulot.

Tati curava le musiche, ogni suono e il montaggio con grandissima cura, tanto da meritarsi un Oscar nel 1958 per Mon Oncle. Un lavoro meticoloso il suo, la sua recitazione era perfetta eppure tutto sembra rivestito da un velo di grande umiltà.

Tati mi commuove perché racconta la realtà del suo tempo attraverso infinite situazioni comiche e ricche di poesia.

Tati mi commuove perché il suo personaggio Hulot è un imbranato, un imperfetto, uno che non conta nulla, eppure è umano, anzi è un vero uomo proprio perché va bene così: imperfetto e puro di cuore.

Tati mi commuove perché ci vuole un grande cuore e un grande coraggio per fare cinema senza l’uso delle parole e perché ci vuole un grande amore alla vita per fare cinema come l’ha fatto lui. I suoi film offrono una galleria infinita di personaggi umili, banali, eppure sono loro, i piccoli, gli ultimi, ad essere i protagonisti.

Era un vero genio, guardate uno dei suoi film… e mi direte!

(Maximiliano Cattaneo)

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