Joker

La discesa negli abissi di Arthur Fleck

2019-11-04

C’è un film che sta raggiungendo degli incassi davvero importanti, 25 milioni di euro solo in Italia, stiamo parlando di Joker. Diretto da Todd Phillips, regista di “Una notte da leoni” e di altre commedie, e interpretato da Joaquin Phoenix, attore arcinoto per la sua interpretazione di Commodo ne “Il Gladiatore”.

Perché sta riscuotendo così tanto successo questo film? Stiamo parlando di quasi un miliardo di dollari nel mondo! Sicuramente per l’interpretazione originale, un po’ fuori dagli schemi del fumetto, di un antieroe molto noto quale è appunto Joker.

Di sicuro a fare da cassa di risonanza c’è la grande interpretazione di Joaquin Phoenix, dimagrito venti chili per poter interpretare questo personaggio. Forse a suscitare interesse è anche l’aver voluto presentare una storia di come una persona tutto sommato buona possa diventare un pericoloso criminale. Ed è proprio su quest’ultimo punto che vorrei soffermarmi e vorrei porre una domanda: avevamo davvero bisogno di questo film?

Nella prima parte del film viene presentata una Gotham City decadente, violenta e piena di rifiuti. In questo panorama, Arthur Fleck, il futuro Joker, vive in un’area povera della città con sua madre, affetta da gravi disturbi psicologici. Arthur per vivere fa piccoli lavoretti come clown e nutre il desiderio di diventare un comico famoso. Anche Arthur soffre di problemi psichici, è affetto inoltre da un disturbo che lo fa ridere in modo incontrollato, è seguito da assistenza sociale psichiatrica che sappiamo essere poco interessata a lui e prende molte medicine. Si occupa con tenerezza di sua madre ed è felice quando fa ridere i bambini ma… è un mondo violento quello in cui vive: viene picchiato da alcuni ragazzini, un suo collega lo tradisce, viene licenziato ingiustamente, la gente non lo capisce anche quando vorrebbe fare del bene.

La svolta avviene quando, il giorno del licenziamento, sta rientrando a casa in metropolitana. Tre  giovani ragazzi borghesi ubriachi tentano di molestare una ragazza e Arthur, ancora mascherato da clown, reagisce, a modo suo, per difenderla e questi se la prendono con lui, picchiandolo brutalmente. Ma… Arthur stavolta ha una pistola con sé e la usa, freddando i tre senza pietà. Questo assassinio genera l’inizio di un tragico movimento di rivolta contro chi non lo capisce e il Clown viene assunto come simbolo di ribellione. Arthur non è ancora entrato nei panni di Joker, dovrà subire altri colpi per prendere con ancora più decisione, la via del male.

Ogni film è una costruzione e può generare varie interpretazioni. Questo film può essere un monito ad essere misericordiosi per non creare dei mostri, e questo sarebbe un monito valido. Dall’altra parte, però, ho trovato che questa costruzione fosse troppo sbilanciata. Sono quasi assenti le figure positive, il protagonista sembra non avere alternativa, ma nella realtà non è così. Nella vita ordinaria, siamo sempre più circondati dal bene che dal male… solo che quest’ultimo fa più rumore. Ecco, trovo che un film come Joker sia pericoloso perché può generare un effetto di imitazione su individui già “traballanti” a livello psicologico. Come se la reazione al male fosse un male ancora più grande. Joker alla fine si trasforma in una sorta di giustiziere morale contro la gente violenta, bugiarda e prepotente.

In casa di Arthur ci sono in secondo piano dei quadretti della Madonna con bambino, ma la presenza di Cristo non c’è! Anzi, la sua reazione al male è proprio all’opposto del Vangelo che dice di reagire al male con il bene, che invita a pregare per i nemici. Nel film, a mio parere, ci sarebbe voluto un personaggio che subisse le stesse ingiustizie di Arthur ma che invece si decidesse per un’altra strada, per la strada del bene. Così il film sarebbe stato equilibrato.

Proprio perché il film è davvero ben recitato e ben girato, l’incanto è perfetto! Ma fare un film, o scrivere una storia, ha sempre una responsabilità morale e bisogna preoccuparsi del cosa si può generare nella mente degli spettatori, soprattutto nei giovani.

Sappiamo cosa è avvenuto a Roma in questi giorni, come un ragazzo è stato ucciso barbaramente con un colpo di pistola alla testa da un suo coetaneo romano di “buona famiglia”.

Tutti questi film violenti, queste serie tv violente, questi videogame violenti di certo producono qualcosa… qualcosa di male!

Il nostro invito è quello di nutrirsi di cose belle, bei film, positivi, romantici, di arte e di cultura. Di questo abbiamo bisogno, di questo ha bisogno la nostra società!

(Maximilano Cattaneo)

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