La donna secondo Edith Stein

Edith Stein, già negli anni Trenta, pensa ad una donna che svolga qualsiasi funzione o professione, a condizione, però, di non perdere la sua femminilità. Forte dell’insegnamento tomista secondo il quale è l’anima a dare la forma al corpo, Edith sostiene che la donna è donna non anzitutto in forza della sua sessualità, ma in forza della sua anima.

Edith Stein

Non è, quindi, solo il corpo, ma è nella sua interiorità, Gemüt, nel profondo, che la donna si distingue dall’uomo. Secondo Edith, il carattere maschile svilupperà di più, per sua natura, le facoltà intellettuali, mentre il carattere femminile è più portato per il cuore, dunque alle relazioni sociali e alla carità. La donna ha ricevuto il compito di accogliere la vita, ciò la predispone alla capacità di accoglienza in generale. Inoltre, “il compito di dover accogliere in sé un essere vivente in crescita, proteggerlo e nutrirlo, condiziona una certa interiorità”: la donna è più predisposta anche alla vita interiore.

Le caratteristiche specifiche dell’anima femminile s’esprimono dunque in certe attitudini, in una certa tenerezza e in “un desiderio di dare e ricevere amore”. La vocazione profonda della donna è dunque un amore aperto all’altro, una dedizione che si dirà materna.

Ho trovato molto bello e autentico questo volto della donna descritto da questa filosofa allieva di Husserl e poi carmelitana e patrona d’Europa.